La calcolosi delle vie urinarie
  Dott. Emilio Emili
  medicina

La calcolosi delle vie urinarie

I reni sono due organi retro peritoneali molto profondi e protetti, dietro dalla muscolatura della schiena e davanti da tutto l’addome, compreso l’intestino, che assolvono la principale e vitale funzione di fi ltrare i materiali tossici e di rifi uto del nostro organismo, che vengono poi eliminati attraverso l’urina. I reni hanno anche altre funzioni collaterali, ma importanti per la modulazione del sistema pressorio (sistema renina-angiotensina). Si tratta di due organi importantissimi e molto generosi: è infatti possibile avere una buona qualità di vita anche con un solo rene funzionante, perché, grazie al cosidetto fenomeno dell’ipertrofi a vicariante, il rene sano assume anche le funzioni di quello che manca o che non funziona.

I calcoli renali

Il “mal della pietra” era noto già al tempo degli antichi egizi, come testimoniano le mummie e i reperti ritrovati nelle antiche tombe. I calcoli delle vie urinarie (litiasi) sono infatti una tra le patologie più antiche e diffuse nel mondo.

I calcoli sono piccole masse costituite dalla precipitazione di minerali che, in condizioni normali, dovrebbero essere eliminati con le urine. Ci sono tutta una serie di circostanze, alcune note, altre ancora sconosciute, per cui questi soluti che si trovano nell’urina fi niscono per precipitare formando prima degli aggregati piccoli, cristallini, la cosidetta renella o sabbia renale, che poi si aggregano in formazioni sempre più grandi che possono riprodurre a stampo tutti i calici e la pelvi renale.

In genere c’è un nucleo di aggregazione intorno al quale si forma il resto del calcolo, per cui è il calcolo stesso che descrive la sua storia e la sua età. C’è un’ampia letteratura anche sulla composizione chimica dei calcoli: ne esistono di ossalato di calcio, di fosfato di calcio, di acido urico, di cistina, ecc… Tutti materiali che circolano liberamente nel nostro organismo e che, per le più svariate motivazioni, si depositano. La diversa composizione corrisponde a caratteristiche diverse: i calcoli di cistina sono durissimi, i calcoli di acido urico sono radiotrasparenti, altri sono molto friabili, quelli infetti tendono a crescere rapidamente e a riprodurre rapidamente la silhuette renale. La variabilità è davvero notevole e questo molto spesso non permette di scoprire perché quel calcolo si è formato (eziopatogenesi), elemento alla base della ricerca di soluzioni farmacologiche al problema che, ad oggi, infatti, non esistono.

Che cos’ è la calcolosi delle vie urinarie

Questa patologia colpisce prevalentemente i maschi e la popolazione tra i 50 e 60 anni e costituisce il 15-20% delle affezioni urologiche. In Italia sono circa 180mila i nuovi casi in un anno, e in circa il 50% di questi la patologia ritorna dopo il primo episodio.

I calcoli si producono generalmente nei reni, ma talora scendono nell’uretere e in vescica. Sebbene la litiasi non vada considerata una patologia grave, se trascurata può provocare serie complicanze quali infezioni alle vie urinarie con conseguenti pielonefreniti croniche, o uropatie ostruttive che possono portare fino all’insufficienza renale.

Sintomi e diagnosi

La diagnosi della litiasi è principalmente clinica, essendo i segni generalmente semplici da decifrare per il medico curante. In genere infatti i calcoli renali sono silenti finché non si muovono, dando origine alla temutissima colica renale, un intenso e improvviso dolore lombare dovuto alla dilatazione improvvisa della pelvi renale che cerca di espellere il calcolo che ostruisce la via escretrice. Talvolta al dolore si associano febbre, nausea e vomito e non sono suffi cienti i classici antidolorifi ci per farlo passare, per cui si deve ricorrere al proprio medico di famiglia e, a volte, persino al Pronto Soccorso. Prima che la colica si scateni, in assenza quindi di segni evidenti, i calcoli possono essere individuati attraverso esami diagnostici quali l’ecografia o la radiografia, effettuati dal paziente per altri motivi o per approfondimento di una ematuria (presenza di sangue, anche non evidente ad occhio nudo, nelle urine), che è un segno comune, ma che va comunque sempre approfondito se persistente nel tempo. Esistono chiaramente ulteriori indagini diagnostiche, più raffi nate, che possono essere richieste dallo Specialista a seguito della diagnosi di litiasi, per approfondimento o in preparazione di un intervento terapeutico, come l’urografia o la Tac, con o senza contrasto.

Prevenzione

Non esistono evidenze scientifiche per la prevenzione della calcolosi renale, pur esistendo alcune tipologie di farmaci in grado di supportare la terapia (miorilassanti, disinfettanti urinari, antiuricemici, ecc). Nessun tipo di calcolosi può inoltre essere direttamente correlato ad un’alimentazione scorretta. E’ però certo che una corretta idratazione, assumendo tra i 2 e i 3 litri di acqua al giorno, oltre ad essere un’indicazione valida per il corretto funzionamento generale del nostro organismo, diluisce adeguatamente le sostanze presenti nelle urine, diminuendo le probabilità che precipitino formando i calcoli. Altri consigli di profilassi generale, che sono comunque utili, riguardano il non eccedere in sale e proteine. Norme queste di corretta alimentazione sempre valide, ma che non evitano sempre la formazione di calcoli o il ripresentarsi del problema dopo una prima terapia (recidive).

LA TERAPIA

Se antinfiammatori e antibiotici curano in modo temporaneo i sintomi della calcolosi, solo l’eliminazione del calcolo risolve il problema. Spesso ciò avviene con un’espulsione naturale, attraverso l’urina, ma in molti casi è necessario un intervento terapeutico.

Fortunatamente, a fronte della difficoltà di spiegare fi no in fondo l’eziopatogenesi della malattia, e quindi ad affrontarla farmacologicamente, una grande evoluzione c’è stata per quanto concerne le altre terapie a disposizione per curarla.

Un tempo i calcoli venivano operati solo quando erano oramai formazioni grandi e l’intervento non era rimandabile. Spesso si trattava di una chirurgia molto invasiva, a “cielo aperto”, che addirittura poteva necessitare dell’asportazione del rene, con possibili complicanze anche molto gravi. Oggi invece le metodiche di rimozione dei calcoli sono sempre più raffinate e meno invasive, e la tendenza è di aggredire le formazioni quando sono ancora molto piccole, poiché tanto più l’intervento è precoce tanto minori sono le conseguenze.

Diverese metodiche sono a disposizione dei chirurghi urologi. In caso di calcoli tra un centimetro e 1,5 di diametro può essere utilizzata la litotripsia extracorporea (E.S.W.L.), che attraverso onde d’urto frammenta il calcolo in modo che possa essere poi espulso attraverso le urine. Nonostante il vantaggio della facile esecuzione e della ripetibilità (non necessita infatti di anestesia), questa tecnica è però indicata solo per calcoli piccoli e spesso sono necessarie diverse sedute per la frantumazione.

Le tecniche endourologiche nel trattamento della calcolosi urinaria consentono invece di giungere al rene e all’uretere, e di effettuare interventi terapeutici mediante strumenti introdotti per via endoscopica. La più comune è l’ureteroscopia operativa che si avvale oggi di strumenti sempre più avanzati e meno invasivi: sottilissimi cateteri dotati di telecamera possono risalire fi no al calcolo attraverso l’uretere. A questo punto il calcolo può essere estratto con particolari pinze o cestelli, se sufficientemente piccolo, o frantumato con ultrasuoni, getto idraulico o laser. Il litotritore laser, in particolare, è uno strumento di grande precisione che permette ottimi risultati. Questi tipi d’intervento necessitano di anestesia loco-regionale e di una seduta operatoria di circa un’ora e, in genere, il paziente può essere dimesso il giorno dopo.