Ossiuriasi: quando la colpa è di un verme bianco
  Dott. Mario Marsigli
  infosalute

Ossiuriasi: quando la colpa è di un verme bianco

L'ossiuriasi è l’infezione intestinale causata da un parassita scientificamente denominato Enterobius vermicularis che, nelle zone temperate come la nostra, infesta soprattutto i bambini, con un’incidenza sulla popolazione infantile del 20%.

Si tratta di un piccolo verme bianco: il maschio è lungo meno di un centimetro, la femmina poco di più. L’ossiuro colpisce solamente la specie umana, nel cui intestino vive e si riproduce, mentre non è presente negli altri animali.

Al di fuori del nostro organismo, le uova sopravvivono in ambienti umidi per vari giorni. Dopo che le uova si sono schiuse, i vermi si sviluppano nell’intestino tenue (primo tratto) e raggiungono la propria maturazione nell’intestino cieco, dove vi sono colon e retto.

Da questa sede, durante la notte, la femmina prima di morire migra verso il canale anale dove deposita le uova sulla cute perianale.

I sintomi

La maggioranza degli individui affetti da ossiuriasi non ha sintomi. I casi sintomatici invece presentano solitamente prurito perianale soprattutto notturno, lesioni da grattamento della regione anale, dolori addominali, orticaria in bambini non allergici e nelle ragazze, in casi rari, si possono verificare infiammazioni vaginali.

Ci si può accorgere per caso della loro presenza perché i bimbi li eliminano con le feci, che appaiono striate di filamenti bianchi.

La diagnosi si fa ricercando il parassita e le sue uova nelle feci, oppure con il cosiddetto “scotch test” che si esegue applicando sulle pieghe perianali del bambino una striscia di nastro adesivo che andrà poi incollato su di un vetrino e inviato al laboratorio.

Come avviene l’infestazione...

Solitamente le uova del parassita vengono trasferite con le dita dalla regione anale a veicoli come vestiti, biancheria da letto, mobili, coperte, giocattoli e da qui raggiungono la bocca e vengono ingoiate. Meno frequentemente è possibile inalare il parassita in ambienti chiusi, dove è stata agitata biancheria contaminata, oppure ancora introdurlo nel naso con le dita sporche. Un rischio, non raro, è quello della reinfestazione (ricaduta), provocata dal grattarsi nella zona anale. Se il bimbo infatti si porta alla bocca le manine non lavate, ingerendo altre uova, potrà aumentare in modo sensibile il numero di vermi infestanti e la durata del fenomeno.

... E come si cura

Una volta accertata la diagnosi, la corretta terapia va individuata dal pediatra o dal medico di famiglia. In genere è sufficiente l'assunzione di farmaci a base del principio attivo mebendazolo in unica dose ripetibile dopo quindici giorni. È ragionevole anche che il medico faccia eseguire la terapia a tutti i familiari strettamente conviventi, per evitare contagi multipli. Può capitare infatti che l’infezione non guarisca e ricompaia di nuovo. In questi casi l'eradicazione completa degli ossiuri si ottiene somministrando ad ogni singolo componente della famiglia medicinali a base di pyrantel pamoato in dose terapeutica, ripetendo il trattamento dopo due settimane.

Un’altra opzione, non sempre praticabile, è quella di allontanare tutta la famiglia dalla propria abitazione per un periodo superiore a quello del ciclo vitale del parassita (tre settimane). In ogni caso bisogna fare attenzione ad evitare le contaminazioni crociate.

Il farmacista poi, potrà consigliare creme o unguenti molto utili per alleviare sintomi come il prurito e prevenire le eventuali lesioni della cute, conseguenti ad un eccessivo grattamento.

Esistono dei rimedi naturali?

Può essere efficace seguire alcune regole alimentari e utilizzare trattamenti naturali con azione antiparassitaria.

Si consiglia:

  • una dieta ricca di verdura, ad alto contenuto di fibra, per mantenere l’intestino pulito e ridurre la facilità con la quale i parassiti possono attecchire e proliferare;
  • la riduzione dell’assunzione di carboidrati e zuccheri semplici, che contribuisce a creare un ambiente meno favorevole allo sviluppo dei piccoli vermi;
  • l'assunzione d’estratto di semi di pompelmo, perché possiede una potente azione antiparassitaria; sarà sufficiente assumere dieci gocce di estratto, miscelate in un bicchiere d’acqua, avendo cura di ripetere il trattamento tre volte al giorno per una settimana.


La tradizione popolare, inoltre, attribuisce a diversi prodotti naturali un’azione di contrasto all’infestazione da ossiuri.

Tra i rimedi più curiosi ci sono l'aglio, il cui preparato ottenuto mescolando i suoi spicchi con una crema commerciale va appplicato nella zona anale o vaginale.

L'infuso di cipolla, da bere tre volte a giorno per liberare l’intestino dagli ossiuri. L'assenzio romano, che danneggia la membrana cellulare del parassita.

La carota che, assunta con la dieta più volte al giorno, contrasta l’infezione da ossiuri. Il salice bianco, la cui corteccia contiene acido acetilsalicilico, efficace anche contro questa infestazione.

La zucca amara, il cui succo, bevuto per alcuni giorni, può ripulire l’intestino dai parassiti. E infine l'aceto di mele che crea, come il succo di zucca, un ambiente inospitale per i parassiti.

Tra le altre curiosità, pare che in India sia molto popolare assumere un cucchiaio di polpa di cocco al mattino seguito, dopo un paio d’ore, da un lassativo come l’olio di ricino.

Ossiuri nei bambini: ecco cosa fare

Sono soprattutto comunità, scuole, asili, centri sportivi, i luoghi dove i bambini possono facilmente infettarsi e trasmettere l’infezione ad altri. La promiscuità e la scarsa attenzione all’igiene personale tipica dei bambini, sono le cause principali. Lo scambio di cibo, giocattoli, libri infettati, dopo essersi grattati per il prurito anale, è molto comune. Passa circa un mese, dall’avvenuto contagio, prima che l’infezione si sviluppi. Quindi è necessario, in caso si siano già manifestati casi di bambini infetti, adottare i trattamenti più idonei, soprattutto dal punto di vista igienico, per evitare che l’infezione si propaghi in famiglia. Le uova possono vivere fino a tre settimane, al di fuori del corpo.

Va comunque ricordato che l’infezione da ossiuri è fastidiosa, ma non provoca alcuna patologia e gli unici problemi possono verificarsi per le infezioni procurate graffiandosi quando ci si gratta, per alleviare il prurito.

Parola d’ordine: prevenzione

Importantissimo cercare di evitare le reinfestazioni. Per questo sarà sufficiente osservare scrupolosamente alcune minime e generali regole di igiene personale:

  • lavare molto spesso le mani avendo cura di spazzolare con acqua e sapone sotto le unghie, accorciandole se sono lunghe;
  • non dimenticare mai di lavare le mani dopo l’evacuazione e prima di mangiare;
  • cambiare spesso le lenzuola;
  • lavare la biancheria intima e i pigiami ogni giorno (almeno per due settimane);
  • non utilizzare biancheria o oggetti di altre persone, perché potenzialmente infetti;
  • lavare attentamente e ogni giorno la zona anale, che potrebbe ospitare eventuali uova;
  • in casi particolarmente gravi allontanarsi dal posto contagiato, almeno per tre settimane.
Testo raccolto da Chiara Solitario