Le blefariti: come affrontare un problema cronico
  Dott. Ivo Lenzetti e Dott. Alex Malandrini
  medicina

Le blefariti: come affrontare un problema cronico

Con il termine blefarite si indica una condizione infiammatoria (cronica) del bordo libero palpebrale. A seconda dell’area interessata, si può distinguere in:

  • anteriore, localizzata davanti alla linea grigia, riguarda le ciglia e/o la pelle;
  • posteriore, interessa le ghiandole di Meibomio (piccole ghiandole accessorie situate nello spessore palpebrale, collaborano alla produzione del film lacrimale dell’occhio) e il bordo libero della congiuntiva (membrana che ricopre il bulbo oculare);
  • mista, coinvolge entrambe le due parti.

Le blefariti sono assai frequenti (37-47% della popolazione) e rappresentano una causa importante di disturbi oculari. Condizione cronica con periodi di acuzie e remissione, può essere controllata, ma difficilmente eliminata per sempre.


Origini e cause
Le blefariti anteriori sono, spesso, di origine infettiva: batterica (Stafilococcus aureus ed epidermidis, Propionibacterium acnes), parassitaria (Demodex folliculorum) o fungina (Malassesia furfur).
Le blefariti posteriori sono causate da una disfunzione delle ghiandole di Meibomio e da un’alterazione del loro secreto. Una stretta correlazione si genera, inoltre, tra le blefariti e la funzione lacrimale. Il 50% dei pazienti con blefarite stafilococcica presenta occhio secco: si pensa che la riduzione di lisozima (un enzima) ed immunoglobuline (anticorpi), contenute nelle lacrime, predisponga all’infezione cronica. Le alterazioni a carico delle ghiandole di Meibomio, infatti, trasformano il film lacrimale, impedendogli di svolgere la sua funzione. L’occhio affetto da blefarite può, quindi, apparire lacrimoso e simultaneamente manifestare i sintomi della secchezza oculare!

I sintomi
In generale, si avverte bruciore, prurito come di sabbia negli occhi, sensazione di palpebre pesanti, fastidio alla luce.
Nelle blefariti anteriori sono comuni:

  • iperemia (aumento del flusso sanguigno) del margine anteriore delle palpebre;
  • croste secche (blefarite squamosa) o grasse, associate ad un secreto oleoso che appiccica le ciglia (blefarite seborroica);
  • congiuntivite papillare con iperemia cronica.


Nelle blefariti posteriori sono evidenti:

  • presenza di globuli oleosi che ostruiscono gli orifizi di uscita delle ghiandole di Meibomio;
  • iperemia e teleangectasie (dilatazione dei vasi sanguigni) del margine palpebrale posteriore;
  • costante congiuntivite papillare associata (blefarocongiuntivite).

Lo stato cronico della flogosi predispone alla formazione di orzaioli e calazi, retrazione del margine palpebrale inferiore (entropion) e talvolta a complicanze corneali (flittenule, ulcere, cicatrici).

Le terapie
È necessario rivolgersi al proprio medico oculista per ricevere la diagnosi. In generale, la terapia prevede cure locali: integrazione lacrimale, con l’utilizzo di lacrime artificiali e, a volte, antibiotici topici in collirio, gel o pomate. Per congiuntiviti papillari associate, cheratiti marginali o flittenulosi, può essere consigliato l’uso di cortisonici locali. Nelle forme refrattarie, è possibile assumere antibiotici sistemici L’assunzione di acidi grassi polinsaturi (omega-6 e omega-3) determina, in generale, un miglioramento dell’irritazione oculare.

Trattamenti consigliati
Igiene per la cura palpebrale, impacchi caldo-umidi (45°), applicati per 3-4 minuti, da farsi per 15 giorni al mese a giorni alterni, possono alleviare il fastidio. È importante, anche, la pulizia meccanica dei bordi palpebrali, da effettuare 1-2 volte al giorno con cotton fiock imbevuti di soluzioni detergenti apposite e/o l’utilizzo di salviettine imbevute dedicate alla detersione/disinfezione delle ciglia e dei bordi palpebrali. In caso blefariti posteriori, è bene fare un massaggio della palpebra inferiore dal basso verso il margine palpebrale.
Dieta ridurre l’assunzione di cibi grassi determina una riduzione dello stato flogistico palpebrale.
Fattori ambientali sono da evitare riscaldamento ed aria condizionata eccessivi, come fumi e polveri.
L’utilizzo di occhiali (anche a lenti neutre) è consigliabile poiché permette di creare un microambiente ideale alle palpebre ed alla superficie oculare.